mercoledì 3 novembre 2010

di getto#5

Lo chiamerò Cesare. Ci sta.
Capelli ricci. E nonostante l'associazione classica riccio-capriccio, un ordine apparente.
Ciglia lunghe. Occhi di un colore spento, eppure espressivi. Vivi.
Autobus pieno. E' l'ora di punta.
Cesare si guarda intorno agitato. Fuori piove.
Apre uno zainetto privo di personalità. Un foglio bianco e una biro rossa.
Continua a cercare lo sguardo dei passeggeri del bus. La maggior parte delle volte non lo trova. Si gira verso il finestrino, guarda le macchine procedere lente sotto la pioggia, scrive.
Una calligrafia particolare, da donna. Tondeggiante, ordinata.
Una canzone, forse una poesia. Non riesco a distinguere le parole, ma sono sicura parli di una ragazza. Di un amore. Dell'amore. Mi piace pensare così.
Si guarda nuovamente intorno, tra poco dovrà scendere.
Apre uno zainetto privo di personalità. Ritira un foglio colorato di parole e una biro rossa.
Alla prossima Cesare.


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